giovedì 29 ottobre 2015

"Il calcio ha significato troppo per me"

Febbre a 90° è un film di David Evans del 1997, tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby. Il film tratta della passione sfegatatadi Paul per l'Arsenal, raccontando soprattuto gli eventi dell'88-89, anno in cui i Gunners vinsero la Premier League.
Ho sempre reputato questo film come l'esempio perfetto del rapporto tra tifoso e squadra del cuore, tra vita e campionato di calcio: aspettare con trepidazione il giorno della partita, rinunciare ad uscire magari per vedere la propria squadra del calcio giocare e litigare con amici tifosi di squadre avversarie, salvo poi ricucire i rapporti finita la partita.
Ora, per te che sei tifoso juventino e hai iniziato a seguire il calcio praticamente solo 5 anni fa, hai vissuto nella bellezza di una delle Juventus più forti di sempre, e ti ritrovi solo ora faccia a faccia con la ciclicità del calcio, affrontando un periodo drammatico da cui non sarà facile uscire. Se prima vedevi una squadra che spaventava qualsiasi avversario in Italia, affrontando con dignità anche le grandi di europa, adesso ti ritrovi davanti ad errori banali, sconfitte brucianti e una classifica disastrosa. Ed è in questo momento che più si addicono le frasi del film prima citato:

"Quando non hai nient'altro l'Arsenal ti riempie tutti i vuoti e così finisce che ti preoccupi quando perdi con gli Spurs, quando dovresti piuttosto preoccuparti di te stesso."

Ed è così, perchè quando tifi una squadra di calcio in realtà hai firmato un patto che ti lega ad essa: è facile tifarla quando tutto fila bene, magari ti consola anche se stai passando un momento difficile, ma quando la medaglia si ribalta non puoi, non riesci a tirarti indietro. Allora devi accettare gli scherni di chi prima era davanti, devi rovinarti una bella serata con gli amici perchè non sopporti vedere la tua squadra perdere a Reggio Emilia, devi litigare, ogni tanto, con qualcuno che non comprende come ti senti e reputa il mondo del pallone tutto una farsa. Ma, paradossalmente, è proprio questa ciclicità a valorizzare questo sport.

"E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi."

 E non ti resta che sperare in un periodo migliore, stringere i denti e combattere insieme ai tuoi giocatori, guardare anche la prossima partita che magari sarà l'inizio della rivincita. E se non è quest'anno, sarà l'anno prossimo, o quello dopo, o quello dopo ancora.


lunedì 26 ottobre 2015

Aspettando il sole: come una canzone aiuti ad elaborare la sofferenza

Il motivo per cui ho aperto questo blog è stato il voler esternare tutti quei pensieri che affollano la mia quotidianità, sperando che la scrittura spensierata potesse aiutarmi a superare qualche momento di incertezza.
Seguendo questa linea di pensiero voglio dedicarmi alla descrizione di una canzone leggermente attempata, o meglio parlare del mio rapporto con essa.
Era il 1996 e l'hip hop americano era ormai una realtà consolidata, anche se attraversava il suo periodo più violento (quell'anno veniva assassinato il rapper Tupac). Nel bel paese invece era tempo per i pioneri del genere che ormai domina le classifiche, e tra questi spicca l'attività di un giovane ragazzo bolognese originario del Sud: Neffa. 

Aspettando il sole è il primo singolo tratto dall'album che consacrerà questo "guaglione" nel panorama nazionale, un brano che tratta i problemi dell'affrontare un periodo difficile e del navigare in cattive acque, sperando nell'avvento di un futuro migliore.
Ti ha sempre colpito quella strofa iniziale, quella breve descrizione capace di trascinarti nella vita dell'autore, un'immagine familiare anche a te che hai potuto ascoltare questa canzone solo un decennio più tardi e che sei cresciuto in un contesto lontano dalla vita nelle grandi città. 
"La tele resta spenta e io non la guardo più/ho un nodo in gola che è difficire mandare giù/fumo un po', scosto via la tenda/fuori cielo grigio piombo io non lascio che mi prenda"
Il brano parla di una storia d'amore finita, "quel fuoco che bruciava e mo' è cenere", ma l'ho sempre trovato adatto a qualsiasi momento d'incertezza della tua vita, forse per quella promessa di un futuro incerto, nella flebile ma costante speranza che quel sole tanto invocato nel ritornello possa veramente tornare a splendere nella vita. Questo brano riesce a trasmettermi la calma necessaria ad affrontare una situazione difficile, nella consapevolezza che dannarsi non garantirà la soluzione, e che in questi casi l'unica possibilità è accettare l'evidenza del presente ed adeguarsi.
"Un chico fa quel che s'ha da fare quando amore non c'è"
 E infine, la dichiariazione d'amore per la musica, novella Beatrice che guarisce e consola chi le si rivolge, contrapposta alla rabbia e al dolore.