mercoledì 16 dicembre 2015

Cosa ti piace della fantascienza?

L'altro giorno era il compleanno del tuo blogger preferito, il buon vecchio Alessandro d'Apreda (alias Doc Manhattan), e qual migliore regalo di compleanno potevi fare a questa persona che, sebbene tu non abbia mai conosciuto, è così presente nelle tue giornate? Comprare il suo fumetto più recente, quel Rim City che avevi addocchiato ma non avevi avuto il coraggio (a malincuore) di finanziare nella sua campagna di crowfunding. Nel giro di una serata te lo leggi: un'ottimo fumetto, una trama avvincente e dei disegni veramente ottimi (ad opera di Daniele Orlandini), ma prima ancora di leggere il fumetto ti colpisce la prefazione: il Doc parla del suo rapporto con la fantascienza, l'amore spudorato per Blade Runner ma compie anche una piccola analisi su quali siano i punti forti di questo genere, come la possibilità di poter scrivere e creare liberamente un universo narrativo, che sia slegato da qualsiasi vincolo storico e , a volte, fisico. 

Sfruttando questo piccolo spunto, inizi a pensare alla questione dal tuo punto di vista. In parte condividi il pensiero di d'Apreda: sebbene sia nato nel decennio successivo all'epoca d'oro della fantascienza, sono cresciuto a pane e a Star Wars, il quale è diventato il simbolo della fantascienza molto fanta ma poco scienza. Però poi sei finito in uno scientifico, e guarda caso hai scoperto che la fisica ti affascina, anche se non avevi mai capito veramente il perchè, almeno fino a quando il tuo prof non ti ha parlato delle teorie relativistiche. Così, grazie a qualche lezione assolutamente fuori programma, figlia della passione genuina del tuo professore verso questo ramo della fisica, hai trovato la chiave di volta che ti ha permesso di capire cosa ti affascinasse di quel mondo fatto di astronavi, battaglie spaziali e viaggi nel tempo: la possibilità. Si, perchè finchè sono contenute in un romanzo, finchè le vedi in un film, quei fatti rimangono storie: ma quando senti che ci sono state persone che hanno speso la loro vita formulando teorie che rispecchiano così tanto quella realtà, beh il bambino che è in te prende per mano la tua parte razionale e insieme si avviano sul sentiero della fantascienza.Riporto infine la citazione che chiude l'opera di d'Apreda, la quale potrebbe diventare il manifesto del tuo rapporto con il genere fantascientifico:
 "Per noi fisici credenti la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione, per quanto tenace"  
(Albert Einstein)

giovedì 5 novembre 2015

La scoperta della "Piña Colada"

Quando sono di ritorno da lezione, nel breve tragitto che separa casa mia qua a Bologna dalla facoltà, sono solito ascoltare della musica con le cuffie. Delle poche canzoni che mi sono rimaste nel cellulare, alcune sono finite nel dimenticatoio: che siano singoli poco coinvolgenti o provengano da qualche album di cui preferisci altre tracce, solo il Dio dello Shuffle riesce a riesumarle dallo stato di canzoni fantasma.


Oggi mi è capitato di riascoltare "Escape" di Rupert Holmes, anche conosciuta come "The Piña Colada Song", singolo del '79 contenuto nell'album "Partners in Crimes": facendo parte della colonna sonora di Guardiani della Galassia, il leggendario "Awesome Mix Vol.1", è il classico esempio di canzone che ascolto una volta per poi bollarla come "skippabile". In realtà il motivetto non è niente male, ma quello che mi ha colpito è stato il testo, visto che prima d'ora non mi ero mai fermato ad ascoltarne le parole: parla di un'uomo che, stufo della propria ragazza, si lascia coinvolgere da un'annuncio sul giornale. L'annuncio in questione, il quale è anche il ritornello della canzone, recita:

"If you like Pina Coladas, and getting caught in the rain
If you're not into yoga, if you have half a brain
If you like making love at midnight, in the dunes of the cape
I'm the love that you've looked for, write to me, and escape"


 In pratica si tratta di un elenco di piccoli piaceri della vita che coincidono perfettamente con quelli del protagonista, e questo lo spinge a rispondere all'articolo. Nel finale della canzone il protagonista scopre che la donna dell'annuncio è in realtà la propria compagna, ed in questo modo scopre lati di lei che non conosceva.
Un plot-twist che, pur non essendo tra i più originali, è riuscito a farmi riflettere: in una relazione capitano momenti di crisi, di dubbio, ed è proprio in questi momenti che si scoprono lati del proprio partner che non si conoscevano. Una canzone, un libro, un film, possono rievocarti il motivo per cui ti sei innamorato di quella ragazza, così capisci che in realtà quella crisi è solo passeggera. Un altro spunto di riflessione può essere il non dover affrontare le crisi da solo: il protagonista non si rende solo conto delle passioni comuni, ma si rende anche conto che la sua stessa compagna stava vivendo quella crisi e forse parlarne avrebbe risolto la situazione. In ogni caso, il lieto fine si sposa perfettamente con i suoni spensierati che la canzone evoca e sono dispiaciuto che sia rimasta in disparte fino ad adesso, nonostante si tratti comunque di una canzone leggera.

lunedì 2 novembre 2015

Diario di un Lucca Comics: edizione 2015

Sei così giunto al terzo Lucca Comics and Games di fila, seconda edizione del "eh vabbè quest'anno vado ma poi il prossimo salto, mi sa.." (al terzo spero di vincere un premio). Dopo la versione estesa di due anni fa, quando ti fermasti tre giorni, e la versione espresso dell'anno scorso (praticamente mezza giornata), quest'anno hai optato per una tranquilla via di mezzo.
Macchinata da cinque, siamo arrivati sabato mattina (incredibilimente) senza incontrare traffico di alcun genere. In effetti sabato la situazione è stata molto tranquilla, e ciò ti ha permesso di girare Lucca in tutta calma comprando i primi fumetti, incontrando amici da tutta Italia e spezzandoti il cuore di fronte allo stand Euronics quando hai ricevuto la notizia che le copie di Guitar Hero per PS4 erano esaurite.
La compagnia della Fiesta

Rattristito dalla notizia, ti siedi allo stand della Playstation Italian League a guardare la finale del torneo di Rocket League: nonostante il telecronista non fosse preparato al meglio per commentare un evento di tale importanza, la partita è stata affascinante e coinvolgente, quanto basta per farti dimenticare il sacchetto con i fumetti autografati che avevi appena comprato (ahimè, la firma di Mammucari sulla variant di Orfani la rimpiangerò a vita). Inutile la corsa all'ufficio informazioni, perfino la ragazza dello stand ti guarda con il sorriso beffardo di chi ha già vissuto quella scena e sa che le speranze sono praticamente nulle. Per fortuna il valore affettivo superava quello pecuniario, ma purtroppo a causa di questo evento il sabato lucchese ti ha lasciato solo tristezza condita con dubbi sull'eventuale utilizzo da parte del fortunato ruitrovatore.
Un Seiya portentoso

La domenica però non poteva rivelarsi migliore. Dopo la notte, passata in una Montecatini Terme più affollata di Bangkok, arrivi in fiera desideroso di rifarti dalla giornata prima, così fai subito tappa al Japan Town. Le bellezze esposte negli stand ti conquistano subito, e per questo motivo non puoi farti scappare una figure di Miyagi da Slam Dunk, il ciondolo della scuola del lupo da The Witcher e (in serata) anche la figure di Jigen prodotta dalla Banpresto nel 2000. Al ritorno qualche fila è inevitabile, ma comunque hai fatto un buon viaggio (onore alla Fiesta che continua a svolgere imperterrita il proprio lavoro).
Ma dopo tre anni, non ti sei stufato di vedere gli stessi stand e gli stessi cosplay? No, perchè al di là delle figure, degli ospiti speciali, delle occasioni che puoi trovare di Lucca ti piace l'ambiente: camminare per una città intera addobbata a tema, sapere che chiunque ti circondi rispetta le tue passioni e le condivide, dialogare con altri appassionati e incontrare gli autori. Solo Lucca ti offre un esperienza simile, almeno nelle tue vicinanze, e ogni volta che, salendo in macchina, saluti la città del fumetto, questa ti lascia un po' di amarezza in bocca, insieme a tanta voglia di tornare l'anno successivo.
Qualche feels in conclusione

giovedì 29 ottobre 2015

"Il calcio ha significato troppo per me"

Febbre a 90° è un film di David Evans del 1997, tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby. Il film tratta della passione sfegatatadi Paul per l'Arsenal, raccontando soprattuto gli eventi dell'88-89, anno in cui i Gunners vinsero la Premier League.
Ho sempre reputato questo film come l'esempio perfetto del rapporto tra tifoso e squadra del cuore, tra vita e campionato di calcio: aspettare con trepidazione il giorno della partita, rinunciare ad uscire magari per vedere la propria squadra del calcio giocare e litigare con amici tifosi di squadre avversarie, salvo poi ricucire i rapporti finita la partita.
Ora, per te che sei tifoso juventino e hai iniziato a seguire il calcio praticamente solo 5 anni fa, hai vissuto nella bellezza di una delle Juventus più forti di sempre, e ti ritrovi solo ora faccia a faccia con la ciclicità del calcio, affrontando un periodo drammatico da cui non sarà facile uscire. Se prima vedevi una squadra che spaventava qualsiasi avversario in Italia, affrontando con dignità anche le grandi di europa, adesso ti ritrovi davanti ad errori banali, sconfitte brucianti e una classifica disastrosa. Ed è in questo momento che più si addicono le frasi del film prima citato:

"Quando non hai nient'altro l'Arsenal ti riempie tutti i vuoti e così finisce che ti preoccupi quando perdi con gli Spurs, quando dovresti piuttosto preoccuparti di te stesso."

Ed è così, perchè quando tifi una squadra di calcio in realtà hai firmato un patto che ti lega ad essa: è facile tifarla quando tutto fila bene, magari ti consola anche se stai passando un momento difficile, ma quando la medaglia si ribalta non puoi, non riesci a tirarti indietro. Allora devi accettare gli scherni di chi prima era davanti, devi rovinarti una bella serata con gli amici perchè non sopporti vedere la tua squadra perdere a Reggio Emilia, devi litigare, ogni tanto, con qualcuno che non comprende come ti senti e reputa il mondo del pallone tutto una farsa. Ma, paradossalmente, è proprio questa ciclicità a valorizzare questo sport.

"E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi."

 E non ti resta che sperare in un periodo migliore, stringere i denti e combattere insieme ai tuoi giocatori, guardare anche la prossima partita che magari sarà l'inizio della rivincita. E se non è quest'anno, sarà l'anno prossimo, o quello dopo, o quello dopo ancora.


lunedì 26 ottobre 2015

Aspettando il sole: come una canzone aiuti ad elaborare la sofferenza

Il motivo per cui ho aperto questo blog è stato il voler esternare tutti quei pensieri che affollano la mia quotidianità, sperando che la scrittura spensierata potesse aiutarmi a superare qualche momento di incertezza.
Seguendo questa linea di pensiero voglio dedicarmi alla descrizione di una canzone leggermente attempata, o meglio parlare del mio rapporto con essa.
Era il 1996 e l'hip hop americano era ormai una realtà consolidata, anche se attraversava il suo periodo più violento (quell'anno veniva assassinato il rapper Tupac). Nel bel paese invece era tempo per i pioneri del genere che ormai domina le classifiche, e tra questi spicca l'attività di un giovane ragazzo bolognese originario del Sud: Neffa. 

Aspettando il sole è il primo singolo tratto dall'album che consacrerà questo "guaglione" nel panorama nazionale, un brano che tratta i problemi dell'affrontare un periodo difficile e del navigare in cattive acque, sperando nell'avvento di un futuro migliore.
Ti ha sempre colpito quella strofa iniziale, quella breve descrizione capace di trascinarti nella vita dell'autore, un'immagine familiare anche a te che hai potuto ascoltare questa canzone solo un decennio più tardi e che sei cresciuto in un contesto lontano dalla vita nelle grandi città. 
"La tele resta spenta e io non la guardo più/ho un nodo in gola che è difficire mandare giù/fumo un po', scosto via la tenda/fuori cielo grigio piombo io non lascio che mi prenda"
Il brano parla di una storia d'amore finita, "quel fuoco che bruciava e mo' è cenere", ma l'ho sempre trovato adatto a qualsiasi momento d'incertezza della tua vita, forse per quella promessa di un futuro incerto, nella flebile ma costante speranza che quel sole tanto invocato nel ritornello possa veramente tornare a splendere nella vita. Questo brano riesce a trasmettermi la calma necessaria ad affrontare una situazione difficile, nella consapevolezza che dannarsi non garantirà la soluzione, e che in questi casi l'unica possibilità è accettare l'evidenza del presente ed adeguarsi.
"Un chico fa quel che s'ha da fare quando amore non c'è"
 E infine, la dichiariazione d'amore per la musica, novella Beatrice che guarisce e consola chi le si rivolge, contrapposta alla rabbia e al dolore.